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Dio è uno Spirito dinamico
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IL SOLO VERO DIO (ANCHE SE PERSONALE)
Non voglio assolutamente dire che ognuno si fa il suo Dio, ma che l'identico Dio si può percepire in modi diversi a seconda del proprio carattere e della proprie circostanze.
Una scrittura dice:
"Ti conceda quel che il tuo cuore desidera e faccia riuscire ogni tuo progetto.....egli ti concederà quel che il tuo cuore desidera" Salmo 20:4, 37:4
Forse ha a che fare col significato del suo nome, GEOVA: "Io dimostrerò d'essere quello che vorrò essere"
O anche : "Io ti farò essere quello che vorrò che tu sia".
Il Dio nella testa e nel cuore di Giosuè
A differenza di Mosè che fu istruito fino a 40 anni dai sacerdoti officianti alla corte di Faraone, Giosuè si forgiò il carattere in un ambiente e circostanze e cultura di un popolo schiavo degli egiziani che a loro volta erano schiavi di Faraone, dio dell'Egitto.
Giosuè diventò un Generale stratega e macchina da guerra.
Cominciò ricevendo frustate come schiavo sotto il regime di Faraone d'Egitto, per diventare generale, memore di esperienze più disparate.
Visse tutte le vicissitudini e tragedie dei 40 anni nel deserto.
Fu uno delle spie che fecero la ricognizione a Gerico e dintorni.
Dopo i 40 anni di riflessioni nel deserto con la fede granitica nel suo Dio al punto di dire : "sole fermati", e con le strategie di un abile militare, prese Gerico.
"I soldati allora urlarono quando vennero suonati i corni. Appena i soldati sentirono il suono dei corni e proruppero in un possente grido di guerra, le mura crollarono. Dopodiché i soldati si lanciarono all’attacco della città , ciascuno dritto davanti a sé, e la catturarono" Giosuè 6:20
Dal racconto si deduce che le mura caddero, non per l'indebolimento dovuto alle vibrazioni dei suoni dei corni (come gli ultrasuoni infrangono i cristalli), o per le urla dei soldati, ma per la fede che avevano in Dio e nella strategia che gli aveva suggerito.
Se per l'Apostolo Giovanni, Geova era il Dio dell'amore, per Giosuè, Geova era il Dio stratega degli eserciti.
Un secondo episodio che dimostra il Dio personale di Giosuè, fu qundo trattò il furto di Acan.
Essendo gli israeliti di collo duro, Giosuè doveva avere un polso fermo e una disciplina rigida per controllarli, l'appropriazione indebita di Acan fu risolta da Giosuè in questa maniera e con la convinzione di avere l'approvazione del suo Dio personale:
"Giosuè e tutto Israele con lui, perciò, presero Àcan figlio di Zera, l’argento, la veste ufficiale, il lingotto d’oro, i suoi figli, le sue figlie, il suo toro, il suo asino, il suo gregge, la sua tenda e tutto ciò che era suo, e li portarono nella Valle di Acòr. Giosuè disse: “Perché hai portato la rovina su di noi? Geova oggi porterà la rovina su di te”. Allora tutto Israele lo lapidò; e dopo aver lapidato anche gli altri, bruciarono tutti" Giosuè 7:24
Perché fu lapidato anche l'asino di Acan?
La risposta sta' nelle parole : 'e tutto ciò che era suo', fu una dimostrazione esemplare, per tenere sotto controllo, e guidare quel popolo ostinato.
Fu anche perché molti morirono nel primo attacco alla città di Ai, perché Dio aveva ritirato il suo Spirito a motivo della disubbidienza e del furto di Acan, che confessò in seguito sotto pressione.
Pertanto il suo Dio, era anche un Dio che punisce severamente i trasgressori.
Traendo le somme, deduciamo che il Dio che era nella testa e nel cuore di Giosuè era fermo, inflessibile, nessuna ombra di sentimentalismo, si atteneva alla parola detta e ai principi esposti, per un popolo che doveva comportarsi in modo leale nel suo insieme, per ottenere la benedizione di Dio.
Vediamo ora di capire com'era il Dio nella testa e nel cuore dell'apostolo Paolo
Rende bene l'idea la denominazione di Apostolo delle nazioni, infatti fece diverse attraversate nel Mediterraneo, privo di una casa propria se non le navi su cui viaggiava per raggiungere le nazioni e le città in cui predicava la buona notizia ai suoi abitanti, rimanendo ospite di alcuni di loro.
Carattere un po' irascibile (bisticciò con Barnaba, e tenne testa a Pietro riprendendolo pubblicamente), in ogni luogo in cui testimoniava, oltre a fare discepoli, era soggetto all'ira e l'odio degli oppositori, addirittura fu lapidato e lasciato per morto, e fustigato diverse volte, sempre ingiustamente, con l'idea di bloccare la sua testimonianza della buona notizia che attraeva i mansueti e gli affamati di giustizia.
Adoratore integerrimo e zelante.
Il suo Dio personale era intoccabile, a chi avesse osato dargli contro, lo isolava come pericoloso, espellendolo dalla cerchia degli amici.
Non tollerava critiche su ciò che predicava bollandoli come apostati.
"Tra questi ci sono Imenèo e Alessandro, che io ho consegnato a Satana, perché dalla disciplina imparino a non bestemmiare." 1 Timoteo 1:20
Diede tutto se stesso senza risparmiarsi mai, applicando il suo metro a tutti coloro che accettavano la buona notizia.
Il Dio che era nella sua testa e nel suo cuore era intransigente, i negligenti erano esclusi dalla sua approvazione , dovevano esprimere esclusiva devozione, senza compromessi o tentennamenti, chi contestava o criticava la direttiva, veniva espulso.
"Allontanate la persona malvagia di mezzo a voi”. 1 Corinti 5:13
".....le parole di coloro che li fanno si diffonderanno come cancrena. Fra loro ci sono Imenèo e Filèto. Questi uomini hanno deviato dalla verità , dicendo che la risurrezione è già avvenuta, e così sovvertono la fede di alcuni" 2Timoteo 2:17
Il Dio che Paolo adorava, era puro e santo, con tolleranza zero verso i dissidenti e mormoratori.
Se si rendeva conto che un compagno d'opera era sfaticato lo bollava come fece con Dema che forse amava le cose materiali più delle attività spirituali, oppure non era più disposto a fare sacrifici per servire insieme a Paolo
" Dema, avendo amato l’attuale sistema di cose, mi ha abbandonato e se n’è andato" 2 Timoteo 4:10
Paolo manifestava un grande attaccamento e timore reverenziale al Dio del suo cuore e un amore incondizionato, verso Geova e Gesù che gli si era rivelato sulla strada di Damasco.
Il suo servire, per Lui non era un peso, ma era una passione, desideroso di compierla e che gli procurava grande appagamento.
Vediamo ora com'era il Dio nel cuore e nella mente di Gesù
Un Dio buono, non il Dio degli Ebrei del deserto, ma un Dio che manifesta l'affetto di un padre, misericordioso, tollerante, disposto per compassione a infrangere anche le regole sulla purezza per guarire qualcuno, come si legge nel racconto del lebroso, dove Gesù dice: "lo voglio toccare per guarirlo"
"Allora Gesù, mosso a compassione, stese la mano e lo toccò dicendogli: “Lo voglio! Sii purificato”. Immediatamente la lebbra sparì e l’uomo fu purificato" Marco 1:41
Con la guarigione dalla lebbra, Dio confermò l'approvazione dell'operato di suo Figlio, erano UNO.
Sempre disponibile ad aiutare gli altri, anche in situazioni che erano in contrasto con l'opinione pubblica, mettendo a rischio il suo buon nome.
Di se disse:
"...perché io sono mite e modesto di cuore, e troverete ristoro per voi stessi. Infatti il mio giogo è piacevole e il mio carico è leggero”." Matteo 11:29
L'immagine di suo Padre buono che riconosce la nostra imperfezione, pronto a perdonare, che Gesù ha nella sua mente è il Dio che più ci attira, ed è ben illustrato nella parabola del figliol prodigo.
Il peccatore pentito che viene abbracciato dal padre.
Mosè Elia Daniele Pietro Giacomo, e tutti gli altri, ciascuno a modo suo adorano l'unico vero Dio, immaginandolo nella loro mente e nel loro cuore come un Dio personale, pur sostenendo tutti gli stessi principi, ma con prospettive diverse.
Giosuè lo vedeva come il Dio di salvezza e protezione mediante le regole e la disciplina.
Paolo lo vedeva come il Dio Santo e Puro che non tollerava i mormoratori e infedeli.
Gesù lo vedeva come suo Padre, tollerante e misericordioso verso i sofferenti disposto a perdonare chiunque si penta.
Sempre e solo l'unico vero Dio ma adorato in modo personale da caratteri diversi.
Le scritture invogliano a seguire tutti gli esempi positivi, ma in primis fra tutti questi personaggi citati è l'esempio di Gesù che è l'immagine di suo Padre GEOVA.
"A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo stesso soffrì per voi, lasciandovi un modello, affinché seguiate attentamente le sue orme." 1 Pietro 2:21
Tutto questo ragionamento, mi spinge ad apprezzarLo maggiormente, per la libertà di adorarlo con la profondità e l'intensità e la misura in cui ognuno di noi lo conosce.